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Neanche
una nuvola nel paesino svizzero di Saanen dove Bartók
passa l'agosto del 1939, ospite dei Sacher, il tempo ideale per
quella gita nei dintorni che non si può permettere. Messo
alle strette da un lavoro per l'Orchestra da Camera di Basilea,
il secondo, dopo Musica per archi, percussione e celesta, che gli
viene commissionato da quel monumento della musica del Novecento
che è stato, appunto, Paul Sacher. Porterà a termine
il Divertimento per orchestra d'archi in quindici giorni e la vacanza
(operosa), come racconta in una lettera al figlio, gli sembrerà
un ritorno a tempi antichi, quando il musicista godeva l'ospitalità
del mecenate. L'anno è quello che precede l'esilio volontario
negli Stati Uniti e in altre lettere di quel periodo, come nelle
desolazioni del Sesto quartetto che inizierà a comporre pochi
giorni dopo, le fosche nubi di quei momenti terribili ci sono tutte.
Ma il luogo, la solitudine, le circostanze di lavoro insolite e
vissute con ironia, favoriscono una musica più distesa. Un
poco anticipando il tono di distacco, da "terzo stile",
che si avrà modo di cogliere distintamente nelle ultime pagine
che nasceranno in America.
Il Divertimento traspone in un ambito strumentale più ampio
l'eccezionale maestria, unica nel Novecento, maturata nella scrittura
quartettistica; di lì viene un intreccio polifonico costruito
sempre con inventiva ma meno denso, meno complesso. Nello stesso
tempo è la dimostrazione di come non sia inevitabile scrivere
un brano "neoclassico" anche a voler conservare una certa
fedeltà con il passato: la forma sonata, nell'Allegro non
troppo, il rondò nel conclusivo Allegro assai, peraltro ripresi
molto liberamente. L'alternanza fra il concertino (un gruppo di
strumenti solisti) e il ripieno, come nel concerto grosso barocco,
in ciascun movimento; ma più per alleggerire il tessuto che
per un vero contrasto. Anche la scelta di un'espressività
più distesa non va troppo esagerata. Il primo movimento ha
un tema principale sereno, amabile, ma è fondato sulla stessa
scala esoterica, modaleggiante (la cosiddetta scala "acustica")
delle composizioni più sperimentali. E tutta la pagina è
inoltre attraversata da unisoni e cluster lancinanti, che lacerano
il tessuto degli archi. Ferite, certo, ma rimarginabili. Al centro,
il Molto adagio è ancora un esempio di quella invenzione
personalissima che è la "musica notturna". Sigla
azzeccata, che però corre il rischio di tradursi in una formula,
di raccontare sempre allo stesso modo il rinnovarsi di un incontro
visionario con la materia. Nella parte centrale, prima che il discorso
torni a frantumarsi, un pauroso, lento crescendo dei violini culminante
nei trilli, poggia su un ostinato degli archi gravi di tale cupezza
da offuscare quelle luminescenze e spegnerne i bagliori. Il Finale,
interamente ritagliato nel ritmo e alla progressiva ricerca di un
serrare le fila nella velocità più spinta, prova come
le più disparate ascendenze etno-folcloriche siano oramai
totalmente assorbite e parte inscindibile del suo umanesimo contadino.
Spiccano, al centro l'exploit di un fugato su due temi e prima di
concludere, in pizzicato, la parodia di una musichetta sdolcinata.
Un gesto simile a quello con cui nel chiudere il Quinto quartetto
tirava in ballo un organetto di Barberia e con cui pure stavolta,
garbatamente, prende in giro la banalità di una musica "stupida".
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La
Camerata Academica Salzburg è stata fondata nel 1951
dal musicologo, direttore d'orchestra e compositore Bernhard Paumgartner
e ha legato un'ampia parte della sua storia a Sándor Végh,
che l'ha diretta dal 1978 sino alla morte, avvenuta nel 1997. In quell'anno
è stato nominato direttore principale dell'orchestra Sir Roger
Norrington, ma la Camerata Academica lavora regolarmente anche con
Franz Welser-Möst e suona spesso senza direttore, sotto la guida
del primo violino o di solisti quali Murray Perahia, Rudolf Buchbinder
e Sabine Meyer.
Come testimoniano le numerose incisioni discografiche, il repertorio
della Camerata spazia dal periodo barocco ai classici viennesi, comprendendo
anche le composizioni meno conosciute di Mozart, e si estende sino
alle musiche di compositori del XX secolo quali Schoenberg, Berg,
Bartók, Stravinskij e di autori contemporanei.
Da molti anni è invitata al Festival di Salisburgo e alle Settimane
mozartiane per l'esecuzione di concerti e opere; suona regolarmente
per il Mozarteum ed è spesso ospite del Konzerthaus di
Vienna. Nel corso del 1999 il complesso si è esibito in Europa,
negli Stati Uniti, in Canada e in Venezuela, collaborando tra gli
altri con Vladimir Ashkenazy, Sylvain Cambreling, Sir Colin Davis,
Leon Fleischer, Matthias Goerne, Mischa Maisky, Anne-Sophie Mutter,
Frank-Peter Zimmermann.
Nel settembre del 1999 la Camerata Academica Salzburg è
stata insignita del Premio Europeo per la Cultura attribuito
dalla Fondazione Europea per la Cultura. |