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| novembre
2000 |
| tema
e variazioni |
Quando Brahms civettava con se stesso
di Giorgio Pestelli |
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Il
primo incontro di Brahms con il Viaggio d'inverno di Goethe
assomiglia in qualche cosa al primo incontro con il Canto del destino
di Hölderling.
Nel giugno 1868, reduce dal Kölner Musikfest, Brahms
arriva a Bonn dove affitta un appartamento, ma soprattutto frequenta
la casa di Hermann Deiters: sua vecchia conoscenza, distinto filologo,
critico musicale e musicista, a quel tempo insegnante di ginnasio.
Deiters si era appena sposato e viveva con la moglie, la madre e la
suocera; nella serena intimità della casa, il cui lindo quadretto
è descritto da Deiters tanti anni dopo, i due amici suonavano
spesso a quattro mani valzer e variazioni, e Brahms anche il suo Quintetto
e i due Quartetti op. 25 e op. 26 con alcuni musicisti di Bonn; un
giorno, fra un pranzetto e una suonata, curiosando fra le musiche
sul pianoforte, Brahms vede sotto il titolo di Cäcilia
una raccolta di composizioni religiose per voce e orchestra di Friedrich
Reichardt: il maestro di cappella di Federico il Grande, per qualche
tempo amico di Goethe, poi diventatogli inviso a causa delle sue simpatie
per la Rivoluzione francese; e sfogliando il fascicolo conosce per
la prima volta, come testo già musicato e già intitolato
Rhapsodie, il frammento dal Viaggio goethiano.
Come nel racconto di Dietrich sulla genesi del Canto del destino,
così ora in questo di Deiters, c'è in aria qualcosa
di famigliare: qualcosa che ricorda l'aneddoto del Nabucco verdiano,
con quel libretto estratto dal pastrano e gettato con stizza sul tavolo
che si apre alla pagina voluta, dove lampeggiano le parole "Va
pensiero...". Anche a Bonn in casa Deiters, come a Oldenburg
per lo Schiksalslied, il caso ha guidato la mano di Brahms; e una
volta va bene, ma due fa nascere qualche sospetto; questo in particolare:
che codesti testi, che sembrano venire incontro al compositore, fossero
in realtà immagini partecipi di una sostanza morale e sentimentale
che già fermentava per proprio conto in Brahms; e che li trovasse,
in altre parole, proprio perché ne andava in cerca sotto l'urgenza
di uno stato d'animo predisposto; che è poi il solo vero modo
in cui un compositore scopre il suo testo, portandoselo già
dentro.
Più importante di tutto ci sembra notare come anche la scoperta
di questa pagina goethiana sia avvenuta nell'estate del 1868; quando
cioè, doppiato il capo del Deutsches Requiem, Brahms
è particolarmente attirato da strutture fantastiche e testi
poetici problematici; è quindi spinto ad allargare il suo dominio
lirico maturandolo sul tema del destino e sapendo che la sua musica
avrà ormai la capacità di registrare con acutissima
sensibilità quanto quei testi dicono e quanto lasciano intuire
nei fermenti che vi serpeggiano. Nel settembre 1869 Brahms
chiede a Deiters di avere in prestito per qualche giorno la composizione
di Reichardt ("o forse di Zelter...", sembra non ricordare
più bene) intravista a casa sua; per qualche scrupolo d'informazione
o curiosità di confronto con quello che si compiace di chiamare
il suo "onorato predecessore"; il lavoro è dato per
appena concluso e pur promettendolo in visione all'amico, dichiara
di non volere "pubblicare ed eseguire in concerto questa musica
piuttosto intima" ("etwas intime Musik"); troppo
intima per parteciparla anche agli amici più stretti, piuttosto
da nascondere ("sotto il guanciale" dice Deiters) e covarsela
per sé assieme ai suoi guai. Al solito, Brahms civettava
un poco con se stesso; altro infatti il tono tenuto il 5 ottobre
con l'editore Simrock al quale spedisce la partitura con la speranza
di vederla pubblicata piuttosto in fretta; ma va anche ricordato,
a testimonianza di perplessità e incertezze dovute a una affinità
di sentire, che anche Billroth, scrivendogli il 21 marzo 1871 all'indomani
della prima esecuzione viennese, parlava di certi suoi pregiudizi
"filistei" riguardo all'effetto della composizione "come
pezzo da concerto"; pregiudizi per altro svaniti già alla
lettura al pianoforte e del tutto archiviati dopo l'ascolto in sala. |
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Brhams
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 |
I
testi dei Lieder di Brahms |
File
midi
-
Botschaft, op. 47 n. 1
-
Der Gang zum Liebchen, op. 48 n. 1
- Eine
gute, gute Nacht, op. 59 n. 6
- Junge
Lieder I, op. 63 n. 5
- Salamander,
op. 107 n. 2
- Sonntag,
op. 47 n. 3
- Ständchen,
op. 106 n. 1
- Wie
bist du meine Königin, op. 32 n. 9
- Wie
Melodien zieht es mir, op. 105 n. 1
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| CALENDARIO
SETTIMANALE |
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1
/5 novembre |
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6
/12 novembre |
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13
/19 novembre |
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20
/26 novembre |
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27
/30 novembre |
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Estratto
dal capitolo II dedicato
alla Rapsodia per contralto,
coro maschile e orchestra op. 53, tratto dal saggio
di Giorgio Pestelli,
Canti del destino. Studi su Brahms, Einaudi, Torino, settembre
2000,
pagg. 203, lire 38.000 |
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