|

|
Diventare,
per una volta, Federico II di Prussia, prendere un rigo di carta
da musica, buttar giù un'ideina, trovare un Bach che trasformi
quelle quattro note in Offerta musicale. Il sogno che lusinga
le notti di ogni direttore artistico ha un nome: commissione. Un
desiderio, una vanità, un atto di coraggio. Scegliere un
compositore, pensare a un'occasione, un organico, un costo, far
quadrare il cerchio del rischio e decidere che nascerà un'opera
nuova.
La
consuetudine, un tempo ovvia, ha permesso di accumulare migliaia
di titoli; scremando scremando si è formato quello che chiamiamo
il repertorio. Commissioni esclusive, da consumarsi in un'intimità
cameristica, assolutamente fuori mercato; commissioni sinfoniche,
più impegnative, commissioni operistiche, le più rischiose,
capaci di distruggere lunghe carriere impresariali, o di esaltarle.
Commissioni comunque, cioè novità.
La metamorfosi delle abitudini e delle attese d'ascolto, il prevalere
del compiacimento per la conferma del "già sentito"
rispetto alla curiosità per quanto non si conosce - uno dei
fenomeni più complessi e condizionanti nella ricezione della
musica nel Novecento - ha reso, oggi, la commissione più
rara. Non nel numero, quanto nel rilievo: nel fragile, a volte semi-clandestino,
ma ancora vitale circuito dei festival e delle rassegne specializzate
si continua a commissionare; sono le principali istituzioni a rischiare
poco.
Sponsor
che monetizzano e preferiscono il successo sicuro, risposta del
pubblico spesso sconfortante, diffuso disinteresse dell'informazione,
consigli d'amministrazione che chiedono perché mai: catafratti
dalle obiezioni possibili, sovrintendenti e direttori artistici
preferiscono non commissionare. Oppure lo fanno con la mano sinistra,
senza garantire l'impegno produttivo, non valutando la "redditività
strategica" della scelta. Conviene dirlo senza pudori: commissionare
una nuova creazione non è più un gesto considerato
necessario.
Eppure,
senza andare al di là del passato più prossimo:
San Francesco d'Assisi di Messiaen è stata una commissione,
come Prometeo, tragedia dell'ascolto di Nono, come Outis
di Berio. Titoli, scelti tra i molti possibili, che sono già
repertorio, storia, testimonianza. Documenti della creazione musicale
contemporanea capaci di distinguere i soggetti culturali che hanno
voluto progettarli, oggi per domani.
Il tessuto musicale di Torino è tonico, di fiducia il rapporto
che si è saputo costruire con il pubblico, e la città
- pensiamo al settore delle arti figurative, dell'editoria - sa
convivere meglio di altre con la modernità. Le condizioni
migliori per scommettere sulle commissioni.
|
| Direttore
responsabile |
| Alberto
Papuzzi |
| Redazione |
Cecilia
Fonsatti (coordinamento)
Filippo Fonsatti
Savina Neirotti |
Allestimento
grafico
e produzione |
Satiz
s. r. l.
Torino |
| Art
Director |
| Ivo
Carrozzini |
| Sede
|
Unione
Musicale
piazza Castello, 29
10123 Torino
tel. 011 54 45 23
517 51 88
fax 011 533 544
e-mail: um@inrete.it |
| Proprietà
editoriale |
Sistema
Musica
Presidente: Ugo Perone
via San Francesco da Paola, 3
10123 Torino |
| Stampa
|
|
Pozzo
Gros Monti SpA
via Cernaia, 59
10024 Moncalieri - Torino
Registrazione
del
Tribunale di Torino
n. 5293 del 28/7/1999
anno II n. 8 ottobre 2000
|
| Redazione
Web |
Vincenzo
Mania
Gisel Scanu
e-mail: sistemamusica@comune.torino.it |
|