Complicità affettuosa e profonda tra violino e viola nel segno di Mozart.
Alessandro Milani e Ula Ulijona protagonisti all’OSN Rai

Per il suo concerto n.13 (giovedì 27 e venerdì 28 febbraio) l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta da James Conlon, percorrerà a ritroso la produzione matura di Mozart, attraverso tre titoli di grande bellezza. Il programma inizia infatti con l’ouverture da La clemenza di Tito, opera che Mozart compose nell’anno della sua morte, prosegue con il Concerto in do maggiore per pianoforte e orchestra n. 21, scritto nel 1785, e conclude con la Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore per violino, viola e orchestra del 1779.
La Sinfonia concertante, una pagina di ampio respiro e straripante d’invenzione, si colloca in un periodo delicato della vita di Mozart, in cui l’artista capisce di essere entrato nell’età adulta: pochi mesi prima del completamento del lavoro, a Parigi, Mozart non solo vede morire la madre ma si accorge che chi lo applaudiva come bambino prodigio ormai non è più interessato alla sua musica. L’OSN affiderà questo capolavoro al primo violino di spalla Alessandro Milani e alla prima viola Ula Ulijona, confermando di essere non solo un organismo compatto e ben equilibrato ma anche una miniera di solisti d’eccezione.

Alessandro Milani, dal 1995 lei è primo violino di spalla dell’OSN, quindi nel 2020 festeggerà le nozze d’argento con l’orchestra. Come definirebbe questo “matrimonio”?
«Lo definirei senza dubbio ben riuscito, con stima reciproca e voglia di migliorarsi sempre. Un episodio della mia carriera all’interno dell’Orchestra che ricordo con particolare piacere è una produzione di diversi anni fa, nello specifico la Passione Secondo Matteo eseguita magistralmente dal maestro Riccardo Chailly».

Ula Ulijona, lei invece è prima viola dell’OSN da 10 anni, c’è qualche momento della sua attività con l’orchestra che le piace ricordare?
«Il giorno più bello in questi dieci anni è stato forse il 18 maggio del 2018, quando ho suonato come solista nell’Aroldo in Italia di Berlioz. Era pure il mio compleanno! In più il concerto era trasmesso in diretta tv. Fu un giorno pieno di emozioni. Sentivo da parte dell’Orchestra un grande sostegno, un grande affetto da parte delle viole, di tutti i miei colleghi. Alla fine, durante gli applausi, il mio collega Luca Ranieri mi portò i fiori sul palcoscenico. Fu una bella sorpresa che volle farmi l’intera Orchestra. A parte quello, ogni giorno quando lavoriamo, anche se ci sono anche momenti difficili, mi godo l’atmosfera dell’Orchestra che è particolarmente bella e tranquilla. Apprezzo tanto l’amicizia dei miei colleghi, così importante in ambito artistico, perché la musica deve suscitare piacere sia in noi, sia nel pubblico».

 Alessandro Milani, lei si dedica anche alla musica da camera, in particolare come membro del Nuovo Trio Italiano d’Archi. Si potrebbe vedere la Sinfonia concertante come un punto d’incontro tra la musica sinfonica e quella cameristica?
«La Sinfonia concertante sembra davvero inglobare e quasi superare generi diversi. La sinfonia, per il respiro ampio e la finissima tavolozza coloristica, il concerto, per il cimento solistico audace, virtuosistico, irresistibile e naturalmente la musica da camera, per l’intima complicità che non può non instaurarsi fra violino e viola e anche e soprattutto fra i due solisti e gli strumenti dell’orchestra. Una complicità affettuosa e profonda, nobile e cavalleresca, che inscrive la Concertante nell’Olimpo del massimo Mozart».

Ula Ulijona, anche lei svolge un’intensa attività cameristica, ad esempio con la Kremerata baltica. Nella Sinfonia concertante, il suo strumento riceve un trattamento privilegiato ma in genere, e a torto, la viola è tenuta in minor considerazione del violino o del violoncello. Quali qualità ama di più del suo strumento?
«Non posso negare che la viola, in realtà, non potrebbe comunque mai vincere contro il violino o il violoncello, perché è uno strumento difficile da paragonare con gli altri. Forse questo mi piace: non voglio essere paragonata! Sono contenta di suonare uno strumento che è diverso e ha il suo mondo, molto particolare. Forse la viola ha il colore, il suono, il timbro più triste, però può sorprendere suonando i pezzi allegri. Questa possibilità che il pubblico non si aspetta è importante. È divertente sorprendere. Siamo abituati a pensare che i violinisti, i violoncellisti, ma anche i pianisti e i cantanti siano tutti bravi, splendidi, brillanti, capaci di ogni virtuosismo; ma anche la viola può fare tutto ciò! Il pubblico non se lo aspetta: in questo consiste la sorpresa. Ecco, adesso mi tocca studiare di più per sorprendere!»

 Mozart in genere scriveva per circostanze specifiche tenendo in mente le caratteristiche degli interpreti, ma di questo pezzo non conosciamo la destinazione. È immaginabile che Mozart abbia concepito la Sinfonia Concertante per una sua personale esecuzione impossibile, essendo stato sia un ottimo violista che violinista?
Milani: «Mozart bambino aveva imparato a suonare il violino dal padre Leopold, che era uno dei più grandi insegnanti di violino del Settecento. Poi, da adulto, sappiamo che Mozart suonava, soprattutto in quartetto, e prediligeva la viola. L’abbagliante, fascinoso equilibrio della Sinfonia concertante, scritta pochi anni dopo la metà della vita di Wolfgang, potrebbe davvero essere il sigillo di una sorta di fusione fra passato e presente/futuro del compositore e del musicista, fra le sue anime e i suoi affetti. Come e con quale strumento l’avrebbe suonata lui stesso? Una domanda meravigliosa, impossibile, insensata. La Concertante di Mozart non può che essere che la Concertante di chi oggi e sempre le si accosta e la fa risuonare».
Ulijona: «La Sinfonia concertante è stata incisa da violinisti che hanno suonato sia il violino, sia la viola. Con la tecnologia attuale, una persona può registrare entrambe le parti solistiche: è un bel gioco suonare con sé stessi. Questa osservazione serve solo a sottolineare che le parti del violino e della viola hanno un’importanza e richiedono un livello tecnico talmente identici da creare un dialogo perfetto. Questo è il più bel dialogo fra strumenti che conosca. Si può paragonare a un dialogo con sé stessi, come quello che si istaura tra lo yin e lo yang, le due voci che tutti noi abbiamo dentro. Più in generale, questa bellissima Sinfonia concertante è la vita dall’inizio fino alla fine, con tutti i suoi dolori e le sue gioie. Il secondo movimento è molto triste e drammatico, ma il Finale è gioioso e questa significa che c’è speranza. Il terzo movimento è una vera festa! Non vedo l’ora di partecipare a questa festa insieme ad Alessandro Milani».

Liana Püschel