Valčuha, Arciuli, Rebaudengo e la pluralità del contemporaneo

Un itinerario ricco di suggestioni, un percorso che potrebbe condurci in luoghi in prevedibili, questo in estrema sintesi il programma che vedrà impegnati Juraj Valčuha, Emanuele Arciuli e Andrea Rebaudengo giovedì 7 e venerdì 8 novembre all’Auditorium Rai (il concerto peraltro verrà replicato al Teatro alla Scala nell’ambito del Festival Milano Musica).
Un programma che ci permette di leggere la contemporaneità in tutta la sua pluralità. Contemporaneo non è l’oggi dello hic et nunc. Contemporaneo è in realtà un punto di vista allargato, una prospettiva ampia, nella quale confluiscono e/o convivono elementi diversi. Il fauvismo stravinskijano de L’uccello di fuoco, balletto che è sintesi di esperienze diverse tra loro, lo stesso Stravinskij dichiarando che la partitura a sua volta era la sintesi di tutto il suo lavoro precedente. Nel rapporto con Fokine, Bakst, Benois e Nijinskij, il gruppo di lavoro messo insieme da Diaghilev per portare in scena il balletto (Parigi, 1910) Stravinskij finalmente trova da un lato il riconoscimento del suo talento, dall’altro avverte il senso dell’operazione messa in atto dallo stesso Diaghilev: portare in Occidente “prodotti russi da esportazione” (la definizione è dello stesso Stravinskij). Una prima declinazione della modernità, dunque, che già fa i conti con l’intrecciarsi di esigenze estetiche non solo differenti tra loro, ma addirittura contraddittorie. Caratteristica questa – una sorta di rinnovata coincidenza degli opposti – che segnerà tutto il Novecento.

La produzione di Prokof’ev non sfugge a questa condizione. Grande pianista, compositore eccellente, rivoluzionario e neoclassico, eccolo in tournée negli Stati Uniti incontrare Cleofonte Campanini da Parma, direttore dell’Opera di Chicago, che gli commissiona un’opera nuova. Prokof’ev, come Stravinskij nel caso de L’uccello di fuoco, ha già in mente il soggetto: la fiaba di Gozzi L’amore delle tre melarance, sulla quale Vsevolod Mejerchold aveva già richiamato la sua attenzione, avendo provveduto, peraltro, a rivedere il testo originale. Fiaba e rivoluzione s’intrecciano, in un’opera che dispiega mezzi e tecniche i più diversi, costituendo un universo plurale, la cui direttrice estetica non sembra appoggiarsi ad una qualche ideologia, quanto piuttosto seguire percorsi dettati, solo in apparenza per la verità, dal caso o dalle coincidenze.

Emanuele Arciuli e Andrea Rebaudengo, pianisti ampiamente versati nella contemporaneità, che è parte integrante del loro itinerario d’interpreti, daranno voce a Macchine in eco di Luca Francesconi. Brano commissionato nel 2015 dalla Westdeutscher Rundfunk di Colonia, anche in questo caso riunisce in un unico ordito trame differenti. Francesconi chiarisce, infatti, che per lui «il pianoforte è sospeso nell’aria, in equilibrio e contraddizione tra forze istintive ed elaborazione organizzata dei suoni». E precisa: «Mi piace profondamente il gioco di specchi e la suggestiva moltiplicazioni di due pianoforti con l’orchestra: è una fonte infinita di significati. Significati che ho bisogno di trovare, nonostante la destrutturazione della realtà che ci circonda. Come piccolo segno a questa forte resistenza ho incorporato un breve omaggio al Concerto per due pianoforti di Luciano Berio, uno dei pezzi che hanno segnato un profondo solco nella mia vita».

Fabrizio Festa