Nicola Luisotti per i Concerti del Regio. Passione Mahler con i Kindertotenlieder

Nicola Luisotti ci riprova. A tre anni dall’esecuzione dell’Andante Blumine, dei Lieder eines fahrenden Gesellen, della Prima Sinfonia, e a cinque dal successo della Terza, torna a dirigere Mahler sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino venerdì 28 febbraio alle 20.30. L’occasione offerta dal settimo concerto di stagione del Regio è un dejà-vu “sulla carta” per l’attuale direttore ospite principale del Teatro Real di Madrid e già direttore musicale dell’Opera di San Francisco dal 2009 al 2018 e del San Carlo di Napoli dal 2012 al 2014. I cinque Kindertotenlieder (Canti per i bambini morti) su poesie di Rückert – che saranno affidati al baritono tedesco Christoph Pohl – comparivano nel programma dell’appuntamento torinese che nel 2018 cancellò a causa di un’indisposizione.

Il temperamento solare di Luisotti sembra avere poco in comune con lo spirito tormentato mahleriano, ma al maestro toscano – che oltreoceano si è conquistato i galloni di bacchetta fra le più apprezzate al mondo e che da ragazzo si pagava gli studi di musica facendo piano-bar (e all’occorrenza anche il fabbro) – le sfide piacciono. Concisi, palpitanti nella vocalità, suggestivi nella trama strumentale che li accompagna con i suoi colori desolati e cupi, i Kindertotenlieder sono un modello struggente di lirismo fiorito su una raccolta di versi che Rückert scrisse nel dolore provato per la scomparsa di due suoi figli. La predilezione del compositore per questi canti funebri, unita ad un senso di funesto presagio, assillò Mahler fino a indurlo a metterli in musica. Il presentimento si avverò quando, pochi anni dopo, la morte gli rapì la primogenita e l’altra sua bimba nata nel frattempo.

La nota dell’autore sulla prima pagina della partitura fornisce un curioso assist all’interprete: «Questi cinque pezzi formano un tutto indivisibile, perciò la loro continuità non deve essere rotta da applausi o da interruzioni di sorta». Un’indicazione che oggi sarebbe superflua, ma che somiglia a un dito sulle labbra di fronte al mistero della musica, la stessa amata da Luisotti fin dall’infanzia, quando il tono minore di una ninna nanna cantata dalla voce materna era capace di provocare un’infelicità tale da farlo piangere.

Incline al romanticismo più semplice e non ossessionato da tragiche passioni è invece Mendelssohn, che nell’ouverture Meeresstille und glückliche Fahrt (Calma di mare e viaggio felice) segue l’intento programmatico delle poesie di Goethe, dedicate all’«immensa pianura liquida e nuda» del mare e alla traversata di un navigatore solitario che alla fine giunge in porto. Posto a introduzione del concerto, il brano è collegato a uno spunto letterario come i Kindertotenlieder, ma descrive atmosfere più serene che gettano un ponte verso l’ottimistica Quinta sinfonia di Sibelius presentata in chiusura di serata. Alla maniera di Mahler e dei tardoromantici, Sibelius riceveva un piacere quasi perverso nell’arrendersi alla malinconia, eppure con la Quinta reagì alla crisi spirituale seguita alla Grande Guerra imponendosi una visione più fiduciosa verso il futuro. Una beatitudine serafica raggiunta a caro prezzo, ma finalmente trionfante sull’oscurità della vita terrena.

Valentina Crosetto