Juraj Valčuha, Valeriy Sokolov e l’OSN Rai: un sodalizio di successo

Volendo esagerare, potremmo prendere a prestito il testo di una canzone di qualche anno fa: “certi amori – diceva – non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Magari “amore” è una parola un po’ grossa, d’accordo, ma il feeling che lega ormai da tredici anni Juraj Valčuha all’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è forte, proficuo, significativo, tanto da non essere stato scalfito dalla distanza né dai “giri”, appunto, che ormai portano il direttore slovacco a proporsi in ogni parte del mondo. Anche la direzione musicale del Teatro di San Carlo, assunta nel 2016, non ha minato il bel rapporto costruito da Valčuha con la OSN Rai nel corso dei sette anni precedenti; lui, infatti, ha continuato a comparire regolarmente nelle stagioni dell’Auditorium Toscanini, così ribadendo il piacere reciproco della collaborazione. Al punto che, quando nel giugno del 2019 fu necessario invitare a Napoli un’orchestra che contribuisse – insieme con quella sancarliana – a dare corpo all’integrale delle Sinfonie di Beethoven in un’unica giornata, fu alla OSN che Valčuha si rivolse, senza indugi e con fiducia.

A un anno dalla sua ultima apparizione in streaming, l’ospite di casa torna a Torino (20 gennaio in Auditorium RAI alle 20.30; replica l’indomani, alle 20) e stavolta ritroverà il calore del pubblico in sala, che non è fattore di poco conto.

Merita attenzione il programma della serata per il fatto di lasciare spazio a due autori che, in ambito italiano, risultano scarsamente frequentati ma che rappresentano, proprio per Valčuha, altrettanti spunti di studio stimolanti e niente affatto casuali. Parliamo di Carl Nielsen, innanzi tutto, di cui verrà eseguita la Sinfonia n.4, che poi è la stessa che il maestro ha già riletto a Napoli, nel gennaio 2021, in una serata registrata al San Carlo, con sala vuota, e trasmessa in streaming (insieme al coevo Pulcinell” di Stravinskij). La Quarta è la più nota delle sinfonie del compositore danese, il quale la diede alle stampe con un sottotitolo – L’inestinguibile – motivando così la propria scelta: «Ho cercato di indicare in una parola ciò che solo la musica può esprimere compiutamente: l’elementare volontà di vivere. La musica è vita e, come la vita, è inestinguibile».

L’altro autore in locandina è Aram Khachaturian: a lui si deve il Concerto in re minore per violino, pagina di assodato virtuosismo, composta nel 1940 per David Oistrakh e dal solista russo tenuta a battesimo… giusto per capirci.

A Torino, sarà il trentacinquenne violinista ucraino Valeriy Sokolov a cimentarsi con il brano in questione: lo ha già fatto, nei mesi passati, a Napoli e sempre al fianco di Valčuha, fornendo eccellenti impressioni all’ascolto. Quello tra l’ex direttore musicale della OSN e Sokolov è un sodalizio collaudato (si sono ritrovati, in ottima sintonia, anche sulle note seducenti del Secondo di Prokof’ev) e solido; così come solido appare l’interesse nutrito nei confronti di Khachaturian dallo stesso Valčuha, che l’estate scorsa, ha diretto i complessi del San Carlo, in piazza, nella seconda suite dal balletto Spartacus. Le premesse per una bella serata, insomma, ci sono tutte.

 Stefano Valanzuolo