Contaminazione, sperimentazione, estemporaneità.
Al via la serie Discovery dell’UM

La nuova serie concertistica dell’Unione Musicale Discovery ci porta in un territorio della musica senza confini di genere, dove le parole chiave sono contaminazione, sperimentazione, estemporaneità.

Il primo appuntamento di questo viaggio esplorativo, martedì 8 febbraio, vede intrecciare la musica tradizionale dell’India al flamenco dell’Andalucia, con un ensemble che ha un nome rivelatore: Indialucia. Con i suoi sette brani in programma si assisterà a un amalgama a diverse combinazioni di ingredienti tratti dai due mondi musicali solo apparentemente lontani. Entrambi affondano la propria natura in due sostanze essenziali: il ritmo e l’improvvisazione. Ed entrambi hanno una «filosofia comune basata sull’importanza della metrica, dei ciclo ritmico, della struttura entro la quale si possono creare le melodie» – come spiega Leo Vertunni, sitar dell’ensemble. E la magia è proprio questa: «Sulle strutture del flamenco si creano trame melodiche indiane e su ritmiche indiane nascono melodie iberiche». I canali attraverso i quali avviene questa perfetta “chimica” sono i musicisti stessi, compositori e interpreti delle loro creazioni.

Miguel Czachowski, Leo Vertunni, Manish Madankar, Krzysztof Nowakowski: due artisti polacchi, uno anglo-italiano e un indiano, costruiscono, intessono, improvvisano a partire da elementi ritmici dell’uno o dell’altro versante, «compiendo itinerari contemporanei nell’alveo della tradizione, e con uno spirito improvvisativo mai iconoclasta». A partire da strutture metriche diverse (come i raga o i tintahal indiani, o la bulería iberica) e su strumenti appartenenti alle due aree (chitarra, sitar, tabla, cajón), i quattro musicisti danno vita a espressioni melodiche e dialoghi che sono una esplorazione delle libertà, delle differenze e insieme dei possibili sincretismi. Quello che ne deriva è il vero «frutto del combinare» due fisionomie sonore dalle tradizioni antichissime, che hanno portato la propria «storia popolare e dalle radici multietniche nell’ambito della musica colta». E anche questo ulteriore sconfinamento ribadisce che la musica non è identitaria, né relegata a coordinate geografiche né di genere, ma è patrimonio del mondo.

Altri capitoli di questa universalità figlia della commistione sono i successivi appuntamenti della rassegna. Nel concerto di martedì 8 marzo si ragiona d’amore, con lo spettacolo Intelletto d’amore (e altre bugie), un programma che imbastisce una trama di suoni e parole tra il violoncello di Michele Marco Rossi con il live electronics di Paolo Aralla e la voce di Andrea Camilleri. Anche questo concerto, scaturito da un’idea in occasione del settecentenario della morte di Dante e da una conversazione con lo scrittore siciliano, compie un viaggio esplorativo che si avvia dalla poetica dantesca per diramarsi in più direzioni, indagando sfumature e contrasti del sentimento d’amore. Direzioni che percorrono sette secoli di storia della musica, dal medioevo a De André e oltre.

L’appuntamento di martedì 12 aprile, stimolando ulteriormente la nostra curiosità, ha per protagonista il gruppo Lapsus Lumine, ensemble che nasce nel 2017 con un’intenzione cardine: unire la semplicità della canzone con la complessità del contrappunto. O, più generalmente, abbattere il confine tra queste due modalità del pensiero creativo. Tre voci femminili e un contrabbasso ci guideranno nel loro itinerario tra suoni che si mescolano a rumori, parole che diventano timbri, melodie che si tramutano in sperimentazione vocale. Un tragitto che scardina ogni linea di confine, dove incroceremo, tra gli altri, giochi linguistici di Perec, Queneau e Calvino.

Chiude il ciclo, martedì 10 maggio, un concerto esplosivo: A WASTE of time, per percussionisti e… rifiuti. La musica si trasferisce in oggetti “buttati” nei cestini e nei bidoni della città che tornano a nuova vita, dimostrando una vera “arte del riclico”. Un gesto tra sensibilità ambientalista e creatività sperimentale, quello dei tre percussionisti del gruppo XTRÒ, che mettono in dialogo il proprio virtuosismo (non solo musicale ma anche teatrale!) con oggetti che erano finiti nella spazzatura. E percorrendo pagine di autori contemporanei, tra momenti esecutivi e di rappresentazione scenica, saremo immersi nel potere liberatorio e vivifico della musica, anche quando è fatta di ciò che immaginavamo destinato al silenzio.

Monica Luccisano