Quartetto di Cremona e Natalie Clein: la scommessa (vinta) dell’Unione Musicale

Un quartetto che porta nel mondo l’Italia migliore e una violoncellista «sfrenatamente appassionata», come l’ha definita il Times. L’ampia offerta concertistica che l’Unione Musicale propone nel periodo autunnale si impreziosisce di due autentiche perle: mercoledì 21 ottobre (ore 21, Conservatorio), il Quartetto di Cremona ci condurrà in un viaggio da Schubert a Bartók, con un’incursione nella musica contemporanea. La settimana successiva, mercoledì 28 ottobre (sempre al Conservatorio, ore 21) a regalare forti emozioni sarà invece il violoncello di Natalie Clein, impegnata in un omaggio a Beethoven, Britten e Šostakovič, in duo con il pianista Cédric Pescia.

Parliamo di artisti e repertori il cui valore s’imporrebbe anche senza bisogno di cornici. Eppure, in un momento come questo, è impossibile non cogliere la carica di positività e di coraggio che simili concerti implicitamente esprimono. L’andamento imprevedibile della pandemia, le mutevoli restrizioni sulla capienza delle sale, le difficoltà nel gestire collaborazioni internazionali, il pubblico ancora un po’ disorientato: tutte queste condizioni renderebbero più che comprensibile un atteggiamento di compromesso, improntato al “vediamo che succede e cerchiamo di uscirne vivi”. Ma l’Unione Musicale ha scelto, invece, di affrontare le sfide a suo modo: giocando in attacco e alzando, ancora una volta, la posta sul banco. Sì, perché la programmazione del periodo ottobre-dicembre sorprende, tanto per il numero di appuntamenti (ben 68, quasi a voler rincorrere i lunghi mesi di forzato silenzio), quanto per la qualità artistica, sempre di prima grandezza e in linea con gli standard cui l’istituzione ci ha da tempo abituati. I concerti del 21 e del 28 ottobre sono due tessere di questo grande mosaico. E che tessere.

Il Quartetto di Cremona (Cristiano Gualco, Paolo Andreoli, violini – Simone Gramaglia, viola – Giovanni Scaglione, violoncello) arriva a Torino in un momento di grazia e nel bel mezzo di un viaggio musicale attraverso l’Europa (una tournée che tocca Svizzera, Belgio, Lichtenstein, Italia, Albania e Repubblica Ceca). Nel 2020 l’ensemble compie vent’anni e festeggia con un’intensa attività concertistica e discografica, ma anche con progetti dal taglio più divulgativo (compresa un’intervista pubblicata su YouTube in mini-puntate da pochi minuti ciascuna). È il momento di voltarsi indietro per poi guardare avanti, di fermarsi un istante a ripercorrere un ventennio denso di musica e incontri: la formazione, gli esordi, l’interazione con artisti del calibro di Piero Farulli del Quartetto Italiano e Hatto Beyerle del Quartetto Alban Berg (entrambi centrali nel guidare il gruppo alla ricerca della propria identità sonora), i debutti in alcuni luoghi simbolo, dalla Konzerthaus di Berlino alla Wigmore Hall di Londra. Essere un quartetto in Italia, Paese dove tale formazione viene considerata particolarmente di nicchia, è una scelta rischiosa. In questo caso, non c’è dubbio, si è rivelata vincente, vista la capacità dei musicisti di cementare la loro unione e di affinarsi col tempo, proprio come accade ai grandi strumenti e ai grandi vini. Acclamato in tutto il mondo, dall’Australia al Sud America, forse proprio per il connubio tra sguardo internazionale e tocco italiano, a Torino l’ensemble eseguirà il Quartetto n. 5 di Bartók e il Quartetto “Rosamunde” di Schubert, opere certo molto diverse, ma tra le quali non mancano fili di dialogo. C’è poi anche una sorpresa: il brano “Cieli d’Italia” appositamente scritto per il Quartetto di Cremona dal compositore Nimrod Borenstein e proposto in prima esecuzione italiana. Una “chicca” da non perdere.

Natalie Clein aveva 16 anni quando, nel 1994, vinse il premio “Young musician of the year” della BBC, eseguendo il concerto di Elgar (una gloria nazionale, per lei, nata nel Dorset, Inghilterra). Da allora la sua carriera è stata tutta in crescendo, sotta la stella di quella verve appassionata che da sempre la guida. Attualmente si divide tra esperienze solistiche con grandi orchestre, collaborazioni cameristiche e insegnamento (è docente al Royal College of Music di Londra e alla Music Academy di Rostock). La sua istintiva capacità comunicativa traspare, oltre che ovviamente dalle esecuzioni, anche dal modo di raccontarsi. La videointervista della serie “Cello unwrapped” realizzata da Kings Place, ad esempio, ci dà modo di ascoltare le sue riflessioni a tutto campo: il violoncello come parte del proprio corpo, il suono come respiro, il rapporto peculiare con Bach, ma anche con altri compositori come Bloch e Ligeti.

A Torino, la violoncellista, in duo con il pianista svizzero Cédric Pescia, eseguirà un programma di grande raffinatezza, intimità ed espressività, che prevede la Sonata op. 65 di Britten e la sonata op. 40 di Šostakovič. Prezioso anche l’omaggio a Beethoven, con la Sonata op. 102 n. 1, nel 250° anniversario dalla nascita del genio di Bonn (compleanno, a dire il vero, un po’ sfortunato, ma che, in quest’ultimo scorcio d’anno, si può ancora celebrare a dovere).

Lorenzo Montanaro